domenica, Novembre 27, 2022
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Quinta malattia: quanto dura, è contagiosa, sintomi

E’ la quinta patologia esantematica che si manifesta soprattutto in età infantile, senza provocare strascichi o eventuali complicazioni di sorta, se non in casi rarissimi. La la 5° malattia è provocata dal parvovirus B19 ed è estremamente contagiosa, ma fortunatamente, non letale.

In cosa consiste la quinta malattia e come si può curare? Entriamo nel dettaglio di questa infezione e scopriamo insieme come prevenirla e gestirla.

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Quinta malattia sintomi

La quinta malattia (nota anche come megaloeritema infettivo o malattia dello schiaffo) si trasmette come una comune influenza durante il periodo di incubazione, che in genere dura dai quattro giorni alle due settimane, sino ad arrivare a 21 giorni. Una volta comparsa, il paziente non è più contagioso per il prossimo.

Le vie di trasmissione principali sono le secrezioni respiratorie – tosse e starnuti -, il contatto con sangue infetto e con le superfici contaminate dal parvovirus B19. Quali sono i principali sintomi quinta malattia?

  • Febbre alta;
  • Mal di testa e mal di gola;
  • Dolori muscolari;
  • Sensazione di malessere generale;
  • Comparsa di guance rosse, un esantema chiamato in gergo “guance schiaffeggiate“: la loro comparsa determina la fine della contagiosità da parte del paziente;
  • Non comune: chiazze rosse che provocano prurito su tronco, cosce e braccia.

L’infezione colpisce soprattutto i più piccoli e spesso si trasmette durante il periodo scolastico. Le donne incinte colpite da quinta malattia possono infettare il feto con conseguenze anche serie: il parvovirus B19, infatti, può attraversare la placenta, causando aborti o morte del feto all’interno dell’utero.

Diagnosi e terapia

Il megaloeritema infettivo è difficile da diagnosticare se non prima della comparsa dei sintomi. La buona notizia è che, una volta contratta, non ricompare una seconda volta. Questo aspetto è fondamentale soprattutto per le donne in età fertile: in caso di gravidanza, infatti, i rischi legati alla quinta malattia potrebbero rivelarsi letali per il feto.

Una volta comparse le macchie, la febbre e gli altri sintomi, si possono somministrare al paziente farmaci antifebbrili (come il paracetamolo), pomate per contrastare eventuale prurito e, soprattutto, tantissimi liquidi.

In caso di quinta malattia in gravidanza è bene concordare eventuali terapie per proteggere il feto. Il parvovirus B19 può essere rischioso anche per alcune tipologie di pazienti fragili. In caso di anemia falciforme, ad esempio, l’infezione può provocare uno stop della produzione dei globuli rossi nel midollo osseo, con conseguente crisi anemica.

Altre complicanze per alcune tipologie di pazienti possono essere, oltre che di natura anemica, anche neurologica. La meningite o l’encefalite sono degli effetti collaterali devastanti per soggetti immunodepressi, quali:

  • HIV-positivi;
  • Persone che presentano sin dalla nascita immunodeficienze;
  • Pazienti oncologici sotto terapia;
  • Riceventi di organi sottoposti a terapia anti-rigetto.

Se una diagnosi preventiva della quinta malattia è pressoché impossibile, possiamo provare a prevenire il contagio della patologia attuando alcune semplici norme igienico-sanitarie. In primis, ricordiamo di lavare le mani. Altra accortezza da attuare sarà la disinfezione delle superfici con le quali il soggetto infetto è entrato a contatto.

Non esiste un vaccino che tuteli dalla quinta malattia, che resta in ogni caso un’infezione generalmente poco rischiosa che viene contratta quasi sempre in età infantile.

 

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