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Sindrome di Stoccolma: cos’è, casi famosi

Un sentimento strano di empatia nei riguardi di un criminale verso il quale si provava un “sano” terrore sino a pochi istanti prima: la sindrome di Stoccolma è senza dubbio uno dei disturbi traumatici più controversi che una vittima possa provare nei confronti del proprio aggressore.

Come spiegare una dinamica di dipendenza sentimentale nei confronti del “cattivo” della situazione? La serie evento “La casa di carta” ha offerto una visione sin troppo romantica della sindrome psicologica, che condurrà uno degli ostaggi a entrare nella banda, assumendo il profetico pseudonimo Stoccolma.

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Perché si chiama sindrome di Stoccolma

La sindrome di Stoccolma è una dinamica di dipendenza tra aggressore e aggredito ben più complessa, controversa e drammatica di quella proposta dalla fiction Netflix.

Partiamo dalle origini del nome: perché tale sindrome prende il nome dalla capitale svedese? Dobbiamo fare un passo indietro al 23 agosto 1973, quando fu presa di mira una banca della nota città scandinava. Due ladri compirono un’incursione nella struttura, tenendo in ostaggio quattro impiegati per cinque giorni.

Seguirono delle lunghe ed estenuanti trattative tra la polizia scandinava e i criminali: troppi per non sviluppare un rapporto di amicizia, affetto, persino amore tra i sequestratori e i sequestrati. I due delinquenti, una volta arrestati, ricevettero visite in carcere dalle proprie vittime, una delle quali arrivò a distruggere il proprio matrimonio, sposando uno di loro.

I confini tra buoni e cattivi si dissolvono, innescando nelle vittime una sorta di istinto di sopravvivenza, un meccanismo di difesa che, se incoraggiato da un atteggiamento gentile da parte del proprio carnefice, può decisamente ribaltare i ruoli.

Sindrome di Stoccolma sintomi

Nonostante non sia ritenuta ancora una patologia psichiatrica, è possibile identificare alcune cause scatenanti della sindrome di Stoccolma. Tra le più importanti, ricordiamo:

  • Mancanza di legame preesistente tra vittima e carnefice;
  • Sviluppo di sentimenti positivi verso il carnefice dovuti, ad esempio, ad atti di gentilezza nei confronti della vittima;
  • Come effetto speculare, diminuiscono i sentimenti di empatia della vittima nei confronti del proprio salvatore;
  • Isolamento, prolungamento del periodo di sequestro.

La sindrome di Stoccolma può colpire chiunque; esistono, tuttavia, alcune categorie nelle quali la condizione emerge maggiormente: donne, bambini, prigionieri di guerra o di campi di concentramento, persone devote a un culto.

Casi celebri di sindrome di Stoccolma

Il raid nella banca svedese del 1973 non è l’unico caso certificato di sindrome di Stoccolma. La storia della criminologia è pienissima di aneddoti di questo genere, alcuni dei quali non esattamente così chiari.

  • 1974: Patricia Hearst, ereditiera e attrice statunitense, venne rapita dall’Esercito di Liberazione Simbionese, un gruppo paramilitare vicino alla sinistra radicale. Due mesi dopo la sua liberazione, fu arrestata per una rapina in banca, alla quale prese parte in compagnia di due dei suoi aguzzini;
  • 2007: il salvataggio di un bimbo rapito consente il ritrovamento di Shawn Hornbeck, sequestrato cinque anni prima dallo stesso rapitore del piccolo. Vivere con il proprio aguzzino per tanto tempo ha permesso a Shawn di vedere il proprio boia come un padre;
  • 2006: contornato di ombre è il sequestro, e la successiva liberazione, dell’austriaca Natascha Kampusch. Il suo rapitore, suicidatosi poco dopo la sua fuga, era davvero una figura malevola per la scrittrice? I dettagli di questo caso continuano tuttora a non essere ben chiari.
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